La nuova ondata di ristampe
DI BÉRENGÈRE PERROCHEAU
Dopo i grandi maestri del XX secolo, è giunto il momento di una nuova curiosità. Le giovani case di moda francesi, così come quelle più affermate, stanno riportando alla ribalta un patrimonio a lungo custodito. Con grande gioia degli acquirenti.
Quest'ambizione di "dare finalmente una possibilità a pezzi che non ne hanno mai avuta una", secondo Joséphine Bursacchi, è la ragione per cui ha fondato, con Isabelle de Ponfilly, Source Édition, nel 2025, estensione della sua galleria di mobili vintage. Il risultato: un marchio dedicato alla produzione di pezzi dagli anni '50 agli anni '70. Si tratta di un obiettivo per democratizzare certi pezzi che sono troppo costosi sul mercato originale? "No", rispondono, "produciamo in Francia e in Italia, con laboratori che padroneggiano il know-how necessario. Questo implica un costo reale, legato ai materiali, alle tecniche e alla remunerazione dei creatori".
Approvazione storica
Perché dunque cercare negli archivi questi modelli del futuro? Prima di tutto, perché "una riedizione responsabile genera diritti d'autore che vengono versati al designer o ai suoi eredi", risponde Joséphine Bursacchi.
Il valore (aggiunto) del patrimonio
Secondo i professionisti del settore dell'arredamento, si tratta soprattutto di "riconoscere che un pezzo era giusto fin dall'inizio", analizza Pierre Yovanovitch. "È un modo per onorare un patrimonio e al contempo renderlo vivo, senza nostalgia, ma con rispetto e rigore. La riedizione diventa quindi un atto culturale tanto quanto estetico". Per Source Édition, per tre delle cinque riedizioni presenti nel catalogo, tutto è iniziato con il Mobilier national. Questa istituzione seicentesca, situata a Parigi (XIII arrondissement), dove vengono conservati e restaurati mobili e tessuti destinati a residenze presidenziali, palazzi governativi e amministrazioni, si è posta negli anni Sessanta la missione di commissionare opere a giovani designer. "Custodisce un patrimonio eccezionale di creazioni progettate per lo Stato, ma molto raramente distribuite al grande pubblico", afferma Isabelle de Ponfilly, ex direttrice di Vitra France e figura di spicco del design internazionale. «La collezione "Dialogue" di André Monpoix, risalente al 1967, fu commissionata dal governo per arredare il Ministero della Salute e degli Affari Sociali. In seguito, Simone Veil, Ministro della Salute, la scelse per arredare il suo ufficio. Anche il treno presidenziale di Georges Pompidou ne era arredato. Come si può resistere a questa storia?» si chiede con finta curiosità la co-fondatrice di Source Édition. «Turenne Chevallereau, su richiesta del Mobilier national, progettò nel 1968 la prima gamma di mobili consegnati in kit di montaggio, da assemblare senza attrezzi né viti», continua. Un patrimonio inestimabile di design e nomi che restano da condividere.
Source Édition ripropone, in collaborazione con Mobilier national, il tavolino da caffè e il tavolino/pouf trasformabile della collezione "TU-TU" (1968), di Turenne Chevallereau. Il divano e la poltrona Dialogue (1967), di André Monpoix.
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La nouvelle vague des rééditions
PAR BÉRENGÈRE PERROCHEAU
Après les grands maîtres du XXe siècle, voici venu le temps d'une curiosité nouvelle. Les jeunes maisons françaises, comme les plus installées. remettent sur le devant de la scène un patrimoine longtemps confidentiel. Pour le plus grand plaisir des acheteurs.
Cette ambition de « donner enfin une chance à des pièces qui n'en ont jamais vraiment eu », secondo Joséphine Bursacchi, est la raison pour laquelle cette dernière a fondé, avec Isabelle de Ponfilly, Source Édition, en 2025, le prolongement de sa galerie de mobilier vintage. Risultato: un marchio consacrato alla produzione di pièces des années dal 1950 al 1970. Serait-ce un objectif de democratization de certaines pièces trop chères sur le marché des originaux ? «Non, répondent-elles, nous produisons en France et en Italie, avec des ateliers qui maîtrisent les savoir-faire nécessaires. Ciò implica un costo reale, legato ai materiali, alle tecniche e alla remunerazione dei creatori. »
Cauzione storica
Allora perché chiner negli archivi di questi modelli futuri? Tutto a bordo, perché «la réédition responsable génère des royalties versate al designer o ai suoi ayants droit», risponde Joséphine Bursacchi.
La valeur (ajoutée) du patrimoine
Selon les professionnels du meuble, il s'agit surtout de «reconnaître qu'une pièce était juste dès l'origine, analizza Pierre Yovanovitch. C'est una manière d'honorer un patrimonio che tutto esiste, senza nostalgia, mais con rispetto ed esigenza. La réédition devient alors un acte culturel autant qu'esthétique». Chez Source Edition, per tre cinq rééditions que compte le catalogue, tout est parti du Mobilier national. Cette Institution du XVII1' siècle, située à Paris (XIIIe), où sont conservés et restaurés les meubles et les Textiles destinés aux résidences présidentielles,aux palais officiels et aux Administrations, s'est donné pour mission dans les années 1960 de faire travailler les jeunes designer. « Elle conserva un patrimonio eccezionale di creazioni conçues pour l'État, mais très rarement diffuse auprès du grand public», racconta Isabelle de Ponfilly, anciennement à la tête de Vitra France et figure du design international. « La collection “Dialogue" d'André Monpoix, datant de 1967, était une commande du gouvernement pour meubler le ministère de la Santé et des Affaires sociales. Ensuite Simone Veil, ministre de la Santé, l'avait choisie pour meubler son Bureau. Il treno presidenziale di George Pompidou in était aussi équipé. Comment résister à cette histoire? », fait mine de s'interroger la cofondatrice de Source Édition. « Turenne Chevallereau, lui, à la demande du Mobilier national, a conçu en 1968 la première gamme de meubles livrée à plat en kit est montable sans outil ni vis », continue-t-elle. Un vivier inestimabile de dessins et de noms qu'il reste à partager.
Fonte Édition réédité, in collaborazione con il Mobilier national, la table basse et la table d'appoint convertible en pouf de la collection « TU-TU» (1968), di Turenne Chevallereau. Dialogo Le canapé et le fauteuil (1967), d'André Monpoix.




